Bossi e Berlusconi sono sull'orlo del baratro, ma circa un terzo dei parlamentari italiani ha un solo pensiero in testa: trascinare la legislatura fino alla primavera del 2013. Così incassano il vitalizio per il resto dei loro giorni. Sono 350, tra deputati e senatori: oggi più che mai terrorizzati dalle elezioni anticipate (25 ottobre 2011) Domenico ScilipotiLa missione non è delle più semplici: devono resistere altri cinquecento giorni sugli scranni di Palazzo Madama e Montecitorio. Solo dopo questa lunga attesa anche gli ultimi arrivati tra i parlamentari italiani potranno godersi per il resto della propria vita un assegno da circa duemilacinquecento euro al mese. Un assegno che vale l'accesso al ristretto club dei circa duemilatrecento fortunati ex onorevoli già in pensione, che ci costano una cifra stimata intorno ai duecento milioni di euro.
Secondo i dati elaborati da OpenPolis, siedono oggi in Parlamento ancora trecentocinquanta tra deputati e senatori che non hanno maturato il diritto all'assegno vitalizio, la ricca pensione dei parlamentari che nonostante le periodiche ondate di indignazione resiste a ogni tentativo serio di riforma (o abolizione).
L'ultima rivisitazione dell'assegno, datata 2007, prevede che ne conquistino il diritto solo gli onorevoli con almeno cinque anni di mandato alle spalle, e solo dopo aver compiuto i 65 anni di età. Tra deroghe, eccezioni e casi particolari, accumulando più legislature aumenta anche l'importo del vitalizio e diminuisce l'età necessaria per iniziare a incassarlo: nel migliore dei casi gli eletti negli ultimi 4 anni possono prenderlo a partire dai 60 anni di età e fino al 60% dell'importo dell'indennità (e quindi 6-7mila euro). Una generazione di politici 'sfortunati', considerando che gli eletti nelle legislature passate godono ancora dei vecchi regolamenti e in alcuni casi sono arrivati a maturare la propria pensione dopo appena una settimana o un mese di lavoro (a Toni Negri bastarono 64 giorni), o si può iniziare a incassare a 49 anni (come l'ex ministro Pecoraro Scanio).
L'imposizione dei 5 anni di permanenza sugli scranni, al fronte di un minimo risparmio economico, ha di sicuro aumentato la stabilità politica italiana: non sono molti i parlamentari disposti a far cadere un governo sapendo di rischiare di non vedere mai la loro pensione.
Già nell'ottobre scorso l'Espresso segnalava quanto fosse difficile che B. potesse cadere prima dell'aprile 2011, data in cui hanno maturato il diritto alla pensione circa centocinquanta deputati già eletti nel maggio 2006 (la tornata vinta da Prodi). E in effetti basta guardare i nomi di chi nel corso dell'anno ha salvato il governo per far nascere qualche sospetto sulla bontà di certe decisioni politiche.
Senza voler ridurre il dibattito parlamentare a una sola questione di pensioni, può essere comunque utile aggiungere questo elemento di valutazione. Il voto di fiducia del dicembre 2010 ad esempio, il momento della definitiva rottura tra Fini e Berlusconi con la nascita di Fli, ha visto l'esecutivo salvarsi grazie alla decisiva azione di quattro parlamentari, tre dei quali non avevano ancora diritto al vitalizio. La mozione di sfiducia venne infatti bocciata grazie a 314 voti della maggioranza, contro i 311 dell'opposizione (e 2 assenze). Votarono contro il parere del proprio gruppo Giampiero Catone (che si sarebbe conquistato la pensione nell'aprile successivo), Catia Polidori (che deve aspettare fino al 2013) e mancò all'appuntamento anche Silvano Moffa (che ha maturato il diritto alla pensione insieme a Catone l'aprile appena passato). Furono però determinanti nel fornire una stampella al governo, tanto da essere premiati con posti da sottosegretario e consigliere, altri 'non ancora pensionati': Salvatore Misiti (diritto alla pensione dall'aprile 2011), Daniela Melchiorre (pensione nel 2013), Bruno Cesario (pensione dall'aprile 2011) e Massimo Calearo (pensione dal 2013). Un loro voto in direzione opposta li avrebbe mandati a casa, senza pensione.
@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Il premio Nobel DARIO FO.. : «Non rassegniamoci alla videocrazia»
A quarant’anni esatti dal suo mistero buffo c’è n’è un altro di mistero tutto italiano. Meno teatrale e più reale. Sempre buffo certo,ma da un po’ di tempo maledettamente pericoloso: «Il mistero Berlusconi». Perché «come fa un personaggio così, dopo quindici anni, ha stare ancora lì?». Non si capacita Dario Fo. Ma il quesito lo rigiriamo direttamente a lui, al premio Nobel per la letteratura in questi giorni concentrato per le prove del suo ultimo spettacolo Sant’Ambrogio e la scoperta di Milano. Dicevamo, come fa Berlusconi a guidare ancora questo Paese? Mi spiace dirlo ma la colpa è di noi italiani. Ottusi, assuefatti dalla tv, da questa yideocrazia imperante. Dopo tutto questo tempo sono convinto che in molti non abbiano capito fino in fondo chi abbiamo davanti, il reale danno che sta provocando alla nostra democrazia. A qualcuno fa perfino sorridere, mentre c’è anche chi è comprensivo e dice «sì beh è un ladro, ma chi non è ladro in questo mondo», gli mette una croce in cabina elettorale e si va avanti. È questa la cosa che mi preoccupa maggiormente: la rassegnazione che vedo negli italiani. Noi non rassegniamoci e andiamo avanti. Ma da dove cominciamo? Dalle escort di palazzo Grazioli, dalle intimidazioni ai giornali, dalle offese alla Costituzione, dagli insulti alla magistratura... Basta basta, ne ho sentite già troppe. Quello che fa più impressione impressione è la spocchia di quest’uomo a cui da presidente del consiglio è permesso tutto. Giudica tutti ma pretende di non essere giudicato. Padrone di giornali e televisioni, banche e assicurazioni, frequentatore di ambienti non certo da educande e si permette pure di fare la morale. E poi quando viene scoperto sotto il lenzuolo invece di fare pubblica ammenda che fa? Ordina le crociate contro la stampa e l’informazione. Solo della televisione non parla male, visto che la controlla tutta lui. Ormai il suo è un progetto preciso. Cioè? Assassinare i suoi avversari. Attento Fo, il premier è di querela facile Ma è la verità. Una persona la si può uccidere con le armi e la si può uccidere con le parole. E così fa lui. Umiliando l’avversario di turno, politico o giornalista non fa differenza. Perché a lui dà fastidio il pur minimo mormorio. E perciò vuole zittire tutti. Ora anche l’Europa, con questa storia dei portavoce che non devono intromettersi e parlare. Ma siamo impazziti. Ormai non ha più la mancanza di misura. Ha perso completamente la testa. Ed è per questo che alla manifestazione del 19 settembre indetta dalla Fnsi sulla libera informazione è fondamentale esserci? Assolutamente. Non bisogna mai abbassare la guardia, stancarsi di scendere in piazza quando le cose vanno male. Guai a mollare, con tutto il potere che ha se non c’è nemmeno qualcuno che prova a fare fare opposizione, ci ritroveremmo in situazioni ben peggiori di quanto già siamo adesso. Parlando d’informazione, come giudica l’attacco del Giornale di famiglia all’Avvenire che ha portato alle dimissioni del direttore delle testate dei vescovi Dino Boffo? Lo giudico come lo giudicano molti: killeraggio puro. Siamo di fronte al linciaggio totale, a veline che si trasformano in atti giudiziari, a pettegolezzi che diventano condanne. Esattamente il contrario di come dovrebbe comportarsi chi si occupa di giornalismo. Qui si creano invenzioni e falsità per coprire la verità dei fatti. Ma ancora ci meravigliamo, non è Feltri il nuovo direttore del Giornale? Sì perché? E qual è la novità, stiamo parlando di un professionista del falso. Di un vero e proprio killer della carta stampata. Lo so sulla mia pelle. Quand’era direttore di Libero cercò di fregare anche me, falsificando documenti per cercare di infangarmi su una storia che poi risultò non vera e che gli si ritorse contro. Insomma, Berlusconi non poteva scegliere meglio? Certo, ha preso il migliore sulla piazza per questo tipo di lavori. Ma l’ipocrisia non ha mai fine. Così, dopo averlo ricoperto d’oro, messo in prima linea a dirigere la testata di famiglia il premier che fa: si dissocia! Ma siamo impazziti. Il mandante che cade dalle nuvole e sparisce nel momento in cui è stato trovato con le mani dentro la marmellata. Ma chi la beve? C’è da capirlo, il suo neodirettore è andato un po’ oltre, oltre Tevere... Sì, e la chiesa forse neanche si aspettava un attacco così duro da un giornale considerato «amico». Ma non siamo ingenui. Sappiamo benissimo che anche questa è tutta una farsa. Passata la bufera i rapporti tra palazzo Chigi e Vaticano ritorneranno idilliaci come prima. Come se nulla fosse accaduto e nessun direttore fosse mai stato costretto alle dimissioni. Basta un family day, un po’ di soldi alle scuole cattoliche, un aggiustamento al biotestamento, un altro alla legge 40 e passa tutto.
di Elena Ferrara La fame avanza in tutto il mondo. Nessuno colma i vuoti e le tragedie annunciate divengono crude realtà. Gli ultimi bollettini di questa globalizzazione della miseria riferiscono di un fronte che si va sempre più estendendo. Secondo le nuove stime diffuse da Jacques Diouf, Direttore Generale della Fao (l'agenzia dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura), nel 2009 gli affamati saranno oltre un miliardo, un sesto dell'umanità. Questo vuol dire che avremo cento milioni di persone in più rispetto a quelle conteggiate nell'ultimo rapporto della stessa Fao. Intanto continua il fiume di parole e di promesse mentre si prepara il famoso G8 dell’Aquila che dovrebbe avere al centro dei suoi lavori anche quello della “sicurezza alimentare”. Ma si sa già che l’equilibrio sociale è alle corde e il nuovo “record” annuncia solo tragedie. Perché siamo in presenza del più grande incremento mai registrato su base annuale delle persone finite oltre la soglia della denutrizione. C’è, quindi, una micidiale sovrapposizione della recente crisi finanziaria con la crisi alimentare cominciata nel 2006. Si certifica così, purtroppo, l'inversione di una tendenza che aveva visto il tasso di malnutrizione diminuire dal 1969 al 2004 e si scopre sempre più che sono in ballo interessi vitali.
Tra i dati più significativi, c'è quello che evidenzia come nessuna parte del mondo sia immune dall'aumento dell'insicurezza alimentare. Il dato che al momento appare come il più significativo - tocca il 15,4 per cento - si è infatti registrato proprio nei Paesi sviluppati, mentre nell'Africa subsahariana è stato dell'11,8 per cento e nell'America latina del 12,8 per cento. Come dire che si è in tilt. Le statistiche, se lette in un ambito geopolitico, fanno emergere un quadro quanto mai desolante. Perchè tredici anni dopo il vertice mondiale sull'alimentazione - tenutosi a Roma nel 1996 e nel quale tutti i Governi del mondo assunsero l'impegno di portare entro il 2015 sotto i 500 milioni le persone che soffrono la fame - non si sono registrati i successi annunciati. E’, quindi, impossibile coniugare politica e morale.
Secondo Diouf non bisogna comunque gettare la spugna, ma, anzi, moltiplicare gli sforzi perché il problema della fame nel mondo divenga una priorità nelle agende internazionali. Quindi ancora parole, ammonizioni, annunci apocalittici in vista del summit dell’Aquila. "La governance della sicurezza alimentare mondiale - ribadisce il direttore della Fao - deve restare un pilastro insostituibile". La questione, però, è soprattutto politica dal momento che l’aumento della fame a livello planetario non è la conseguenza di raccolti non soddisfacenti, ma della crisi finanziaria ed economica mondiale che ha ridotto i redditi, ha aumentato la disoccupazione e ha ulteriormente ridotto le possibilità di accesso al cibo per i poveri e in questo contesto le ostilità sono di ordine planetario. Sempre Diouf rileva che questo aumento senza precedenti del numero degli affamati è frutto della pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei generi alimentari in molti Paesi. E la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente.
Indipendentemente dalle percentuali statistiche dell'aumento degli affamati nelle diverse aree del mondo, a pagare la crisi restano soprattutto i Paesi in via di sviluppo, nei quali è concentrata la quasi totalità della popolazione sottonutrita. In questi Paesi, infatti, i trasferimenti monetari degli emigrati sono diminuiti drasticamente, insieme ai fondi dell'assistenza allo sviluppo e degli investimenti esteri, con conseguenze da un lato sulla produzione e dall'altro sulla sicurezza e la protezione sociale.
Diouf sostiene che il problema della fame nel mondo oggi non riguarda più la mancanza di mezzi, tecnologie o programmi, ma è esclusivamente politico: "I leader mondiali - dice - dovrebbero mettere la lotta alla fame in cima all'agenda internazionale, per avviare programmi che consentano di assicurare il diritto fondamentale, quello all'alimentazione, a una popolazione che nel 2050 supererà i 9 miliardi di persone". In merito, Diouf ricorda come questa crisi alimentare costituisca un serio rischio per la pace e la sicurezza. "Abbiamo urgentemente bisogno - nota il Direttore Generale della Fao - di creare un largo consenso riguardo al totale e rapido sradicamento della fame nel mondo, e di intraprendere le azioni necessarie ad ottenerlo. L'attuale situazione dell'insicurezza alimentare nel mondo non ci può lasciare indifferenti".
Le valutazioni della Fao sono condivise dalle principali agenzie mondiali del settore. Secondo Mattew Wyatt, vicepresidente del dipartimento per gli Affari esteri del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), la strada da seguire non può che essere quella di puntare sull'agricoltura. "In periodi di crisi - nota Wyatt - c'è sempre la tendenza a ridurre gli investimenti pubblici nel settore agricolo, ma la storia ci insegna che proprio in queste situazioni il sostegno all'agricoltura andrebbe aumentato". Secondo il dirigente dell'Ifad, bisogna sostenere i piccoli agricoltori, da cui dipende l'alimentazione della metà della popolazione mondiale e la quasi totalità di quella dei Paesi in via di sviluppo. Wyatt sottolinea che fornendo loro l'accesso ai mezzi di produzione e alle tecnologie, la resa dei raccolti può essere triplicata, con benefici immediati sulla popolazione e impulsi alla crescita economica nel lungo periodo.
Su questa linea si esprime anche Josette Sheeran, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu, che ha lanciato un monito ai leader dei Paesi sviluppati, anche in merito agli allarmi provocati in molti di tali Paesi dall'aumento dei flussi migratori: "Se vogliamo ridurre l'emigrazione - dice - dobbiamo combattere la fame". E’ su questo punto che i paesi sono chiamati a fare quadrato; lasciando da parte, per esempio, il vecchio armamentario retorico. Perché, per ora, sono i fattori negativi ad avere ragione. La fame non si combatte con le parole quando si parla di oltre un miliardo di affamati. Un sesto dell'umanità http://www.altrenotizie.org/alt/index.php?module=News&catid=&topic=29
Repubblica/Napoli: 25-06-2009 DAI QUADRI pubblicati dalle scuole in questi giorni risulta un aumento significativo dei bocciati. In tutti gli ordini di scuola, soprattutto nella media inferiore. ultimo rapporto Ocse, pubblicato sempre in questi giorni, boccia la scuola italiana. Il ministro Gelmini ha messo insieme queste due notizie dicendo: mi dispiace che dei ragazzi vengano bocciati, ma ciò dipende dal fatto che la scuola sta diventando più seria, come richiede appunto il rapporto dell' Ocse. La verità è che l' aumento dei bocciati è stato determinato dai provvedimenti ministeriali, incoerenti in sé e contraddittori nel loro succedersi. Provvedimenti che hanno creato disorientamento e si sono prestati alle più diverse interpretazioni da parte delle scuole. I bocciati sono aumentati, inoltre, perché le scuole, avendo avuto meno risorse umane e finanziarie, hanno ridotto l' offerta formativa. Innanzitutto hanno creato confusione i provvedimenti sul voto in condotta: non fa media, fa media; si boccia con il cinque in condotta; chi ha un certo tipo di sospensione ha cinque in condotta, anzi no. Poi sui voti in genere: per essere ammessi all' esame di maturità occorre avere la sufficienza in tutte le materie, ma dall' anno prossimo. Quest' anno no; però si è ammessi con la media del sei, senza la condotta. Contrordine: voto di condotta incluso. Ancora più caotica la situazione nella scuola di base, dove sono stati reintrodotti i voti numerici. I docenti delle medie, a fronte di lacune o risultati modesti, volevano far passare gli alunni più deboli alla classe successiva con un sei "rosso". Il ministro ha detto che il sei è sei, e chi aveva meno di sei lo bocciassero pure. Non si è resa conto il ministro, e nessuno dei suoi consiglieri, di non aver previsto per questi bambini una sospensione di giudizio e un' attività didattica di recupero, come avviene alle superiori. O più semplicemente ha voluto risparmiare i soldi dei corsi di recupero. L' anno scolastico che si sta concludendo ha visto un taglio significativo dell' organico dei docenti e degli ata, non bilanciato da nessuna iniziativa di riorganizzazioneo di integrazione con servizi presenti sul territorio. Vede ancora in grosse sofferenze finanziarie le scuole, che hanno nominato meno supplenti, hanno ridotto l' acquisto di sussidi, ma anche le spese di funzionamento. Hanno avuto meno soldi e spesso hanno dovuto contare sui contributi delle famiglie per far fronte a delle urgenze. A queste due cause sull' aumento dei bocciati, entrambe derivanti da precise responsabilità del governo e del ministro, se ne aggiunge una terza, interna alle scuole. Trai docenti c' è un gruppo ampiamente minoritario di nostalgici, che col voto premiano o puniscono, mai valutano. Che ritengono il momento del giudizio il più alto della loro professione. Che non riescono a legare la valutazione degli alunni con un progetto di recupero delle loro lacune. Questo gruppo di insegnanti aspettava con ansia l' occasione di riscatto, e la Gelmini gliela ha offerta. Per gli studenti deboli le cose non andranno meglio in seguito. Perché sono previsti, come è noto, tagli massicci, più di oggi, e ancora meno risorse. E poi perché si faranno passare per riforme i prossimi, pesanti interventi di razionalizzazione. L' Ocse ha pubblicato un' indagine che forse ci spiega perché aumentano i bocciati in Italia. L' indagine riguarda temi strategici, quali l' apprendimento, la valutazione, la carriera dei docenti, il reclutamento. Dà inoltre suggerimenti per contenere la spesa, migliorare e rafforzare l' autonomia, la qualità dell' insegnamento, la professionalità dei dirigenti, le prestazioni degli alunni, i risultati delle scuole. L' Ocse boccia la scuola italiana perché i livelli di apprendimento degli studenti sono trai più bassi. Le strutture scolastiche sono vecchie e spesso senza palestre e laboratori moderni. Manca la valutazione delle scuole e dei docenti, per i quali non c' è un reclutamento efficace e non c' è riconoscimento del merito. Anche la valutazione degli studenti lascia a desiderare. C' è poco da compiacersi, come fa la Gelmini. C' è da spendere invece un sacco di soldi. Quando risolveremo tutti questi problemi, la scuola sarà finalmente seria. E forse non boccerà più nessuno. La scuola seria promuove, non boccia. Tutto il contrario di quello che pensa e dice il ministro. -
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E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.
Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.
Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.
Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.
Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.
Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.
I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.
Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa. Più siamo, più il bavaglio si allontana.
Antonio Padellaro e Marco Travaglio ****************************
Il magazine settimanale del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung Magazin ha dedicato la copertina ed il servizio di copertina dell'ultimo numero al nostro paese: il titolo che compare in copertina potrebbe essere tradotto con "un brutto stivale" ed è accompagnato da un eloquente sottotitolo, "in questo momento in Italia tutto quello che può andare storto va storto".
Il servizio di copertina (del quale Italiadallestero fornisce la traduzione integrale) ha come autore, Alexander Stille che, nelle scorse settimane, è stato assolto dalle accuse di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Fedele Confalonieri. "Sempre più a fondo" è il titolo dell'articolo di Stille che attacca sin dall'apertura: "La situazione della nazione e' disastrosa, la politica e' corrotta, l'economia e' agli sgoccioli. E l'unico che avrebbe il potere di fare qualcosa al riguardo è il capo del governo. Ma a lui interessa solo la sua ricchezza. Italia, che cosa sei diventata?".
"Il fatto che l'Italia non solo accetti Berlusconi e le sue sciocchezze, ma le condivida pure", continua Stille, "è un sintomo di un paese in profonda crisi con una travagliata economia stagnante. Un paese paralizzato e profondamente frustrato, nelle mani di pochi gruppi di interesse, e in una situazione per cui non e' né in grado né disposto a cambiare qualcosa. Un paese dove la popolazione e' fondamentalmente disgustata dalla classe politica e per questo vota un uomo che per lo meno non nasconde di voler fare innanzitutto i propri interessi".
Il Presidente del Consiglio, nelle sue gaffe, i suoi ammiccamenti, le sue volgarità, si comporta come "un magnate dell'industria abituato ad essere circondato da subalterni e lecchini che automaticamente ridono per ogni stupido scherzo. Un uomo che ha un tale potere da non far più distinzione tra comportamento pubblico e privato, che si comporta in tutto il mondo come se fosse a casa sua dove anche una barzelletta priva di tatto causerebbe sicuramente delle risate". Ma ce n'è anche per la stampa italiana, "il poco critico panorama mediale italiano" che fa sì che sia sorpreso "quando la stampa internazionale non gli riserva lo stesso approccio di sottomissione
Perchè secondo voi ci si interessa a quell''uomo? Perche' e' ricco? Perche' è il capo del governo? Perche' ha tante donne? Tanti figli? Tante case? Tante donne?
Perche' puo' dire.... ad una" escort" ( che poi sarebbe una donna che, a pagamento, mette la sua presenza,la sua bellezza, il suo corpo .a disposizione di altri che possono pagarla profumatamente ): " VAI DI LA'E ASPETTAMI NEL LETTO GRANDE!
Badate bene,.una donna sempre diversa,procuratagli all'occasione da faccendieri,intrallazzatori, finti amici...che,come avvoltoi ..gli girano intorno a cerchi sempre più stretti, pronti planare su di lui e accapigliarsi per le sue spoglie e per un brandello di carne.
Io non credo sia questa la ragione, ci sono stati altri ricchi come "cresi" di cui le cronache non si sono affatto interessate, gran signori,che hanno vissuto una vita da nabbabbi, senza per questo accendere la fantasia di un popolo di smemorati, senza, per questo diventare "FIGURE EMBLEMATICHE" ... ALCUNI SI SONO ANCHE DISTINTI, PER SIGNORILITA' E CULTURA, MA NON SONO CERTO DIVENTATI , COME HA FATTO LUI , RAPPRESENTANTI TIPICI DI UNA EPOCA E DI UNA CERTA SOCIETA'.' Non hanno acceso la fantasia del popolino che, oggigiorno, trascorre molta parte del suo tempo libero, per mancanza di altri diversivi,guardando le sue televisioni,costruite e dirette a sua immagine e somiglianza e che lo fanno sembrare simile ad un santino colorato e falso, un santino, "sbrisluccicante" e lezioso, sempre uguale a se stesso , adatto,pero' a colpire, soprattutto la fantasia delle menti più ingenue.
UNA FIGURA EMBLEMATICA CHE PIACE PER MOTIVI DIVERSI A DUE DIVERSE FETTE DI QUESTA POPOLAZIONE:DA UNA PARTE QUELLI CHE VOGLIONO DA LUI, PIACERI PIU' O MENO INCONFESSABILI E DALL'ALTRA, QUELLI CHE GUARDANO A LUI COME AD UNA SPECIE DI " DIO - DUX "DI CUI NON SANNO O NON POSSONO FARE A MENO.
Si! perche' non è facile e non è da tutti, saper vivere la propria vita al meglio, fidandosi solo del proprio buon senso e senza ispirarsi a modelli superiori o,viceversa , deleteri.
Cosi si cerca la figura emblematica,IL MITO, IL GENIO, IL DIVO, IL POTENTE,E LUI, con l'aiuto dei suoi soldi, delle sue televisioni e di tutti gli avvoltoi che gli sono intorno e che ha infilato in parlamento, riesce a far apparire spesso, anzi spessissimo, l'immagine richiesta.... da chi non è in grado di pensare da solo, ne' riesce a porre la persona e la storia nella giusta prospettiva.
E cosi, per costoro, il potente, il ricco, l'omnipresente diventa un mito (anzi no! il mito ormai è una parola usata ed abusata ) meglio dire che è divenuto una figura emblematica. ****************** Lo e',e ci dispiace...perche' è riuscito a trivializzare anche lo stesso glorioso nome della sua Patria,facendolo diventare,per scopi suoi , un refrain ed un titolo per un Coretto da Stadio. ************************** EBBENE SI!IO MI SENTO UMILIATA, COME ITALIANA E COME DONNA. Mi sento soprattutto" antropologicamente diversa" da quel uomo, e non solo perche' faccio parte del genere femminile, ma, soprattutto, perche'appartengo, decisamente ad un'altra estrazione sociale, ad un altra cultura, ad un'altra tradizione familiare, dove la donna è si! MADRE ma è, anche,PERSONA RISPETTATA, responsabilizzata e capìta.
Evidentemente di donne ( che si sentono umiliate dalla onnipresente sua presenza nei t.v. nei giornali,dal suo ridicolo atteggiamento di padrone..e di satiro, al tempo stesso, ce ne sono ancora troppe poche!
IN UNA ITALIA, DOVE CONTA PIU'' L'APPARENZA CHE LA SOSTANZA...dove le ragazze, che si credono moderne per sentirsi accettate devono vestirsi e svestirsi alla moda, senza mai utilizzare un po' di senso critico o un po' di indipendenza. portare pantaloni a vita bassa,con bassa schiena scoperta ..e cinte basse che solo chi è longiliena e ha la taglia 44 potrebbe permettersi,con inizio delle piega dei glutei ben in evidenza,meglio se scoperta...e poi per tutte, avere sempre unghie laccate e perfette..per cui mai mettere le mani nel sapone e nei detersivi(sono incombenze che riguardano le madri )devono perennemente usare tacchi altissimi e passano la vita precariamente sospese su tacchi sempre più scomodi e malsani, dove una bella ragazza cosi' vestita e abbigliata quando esce di casa , si sente al sicuro solo se ha un uomo che la accompagna, non c'e' secondo me, alcuna speranza di uscire da questa situazione.....
VI RICORDATE QUANDO LE FEMMINISTE SI TOGLIEVANO IL REGGISENO E DICEVANO: " L'UTERO E' MIO E ME LO GESTISCO COME MI PARE ? BELLE PAROLE .BELLE FRASI.AD EFFETTO,ormai dimenticate.
Io che mi sento femminista dentro, vorrei precisare una volta per tutte che la donna non e' costituita da unghie laccate, ne da reggiseni e seni più o meno perfetti.ne da culi al vento......
UNA DONNA E'CERVELLO ! UNA DONNA E'AFFETTO!UNA DONNA E'MEMORIA!
Una donna è,soprattutto, la coscienza critica di un paese!!!! Ma lo puo' essere solo se per tutta la vita conserva e mantiene il rispetto di se stessa e degli altri che le sono intorno.. ************************************** TORNANDO ALLA POLITICA,VORREI DIRE: EBBENE SI! OGGI MI SENTO " UNA POVERA COMUNISTA" , MA SONO CONTENTA E VOGLIO CONTINUARE A SENTIRMI COSI'....
Perche' quando una ideologia è morta, schiacciata dalla storia, non avrebbe piu' diritto ad avere alcun seguito: non avrebbe più ragione di esistere, ma fintanto che,intorno a noi, ALTRE IDOLOGIE, gia seppellite nel sangue, non tentino di trasformarsi viscidamente, rifacendosi la facciata!!!!
A volte capita che i " LORO PORTAVOCE ", si inchinino, per convenienza,davanti ai potenti della terra, o, magari, mettono su un cappelletto simbolico che non appartiene loro,e che appare ASSOLUTAMENTE INCONGRUENTE SULLA LORO TESTA...OPPURE SUCCEDE CHE, PER CERCARE DI NASCONDERE, somiglianze, vizi e difetti, si senta in dovere di coprirsi il cranio calvo, con trapianti,cammuffandosi con riporti, ceroni, e circondandosi di stangone dalle unghie laccate ,tacchi a spillo, poca ( ma ammiccante biancheria intima) , per tentare di fare la propria figura, magari aiutandosi con pillole azzurre, feste, balli, cene,voli pagati,merletti e belletti , e tutti gli altri "parafernalia" ..che sembrano utili e necessari per rendersi visibili e graditi in questa nostra epoca smaliziata e ingannevole.
Tutti questi ( chiamimoli col loro nome vero ) trucchi servono solo a convincere e tenere sotto scacco, la parte più ingenua e meno acculturata della nostra popolazione ....spettatrice obbligata e senza scelte .
A QUESTO PUNTO, SECONDO ME, E' BENE ( VA FATTO!) METTERE BENE IN VISTA LA FALCE E IL MARTELLO , CHE SONO SEMPRE UN SIMBOLO DEL LAVORO VERO, FATICOSO E DIFFICILE , CHE SERVE A TUTTI I POPOLI DELLA TERRA...E NON SOLO AI POCHI SFRUTTATORI DEL MOMENTO.
Francesco Carenza alle 3.40 del 21 giugno perchè, pur essendo un gran farabutto, decide le sorti del paese... Nisimo Cannavò alle 3.56 del 21 giugno concordo, come uomo è proprio brutto, ormai, per tutti credo. Nonna Abelarda alle 8.25 del 21 giugno Mi sento vecchia, carissima. Mi era sembrato di aver lottato per noi, per i figli che erano figli di un nuovo modo di essere persone. E non è cambiato nulla.Anzi. Maria Pia Paglialonga alle 8.30 del 21 giugno cara Lauretta, ciò che scrivi fa parte del modo di essere di noi Infermiere Volontarie, che abbiamo come esempio la nostra Santa protettreice Santa caterina da Siena e la prima femminista della storia.. la nostra Florence!! (ps. perchè non vieni anche tu???) Nino La Rosa alle 10.47 del 21 giugno Rileggendo "IL SIGNOR FIAT " di Biagi ritrovo che l' Avvocato sì che di donne ( e di classe) se ne intendeva e mi sembra che qualcuno tenti di imitarlo in peggio. Gianni Agnelli, diceva Biagi, solitamente telefonava ad una amico: " Facciamo per stasera un charter di baldracche....". Ma l' aereo era privato, il suo, era ancora scapolo, non aveva incarichi pubblici (neanche in FIAT) ed inoltre aveva uno charme naturale e frequentazioni internazionali che effettivamente contribuirono al "boom" italiano all' estero, non solo sul piano dell' economia, ma anche su quello dell' immagine. Questo laido individuo coi suoi maquillage e i suoi comportamenti pubblicizzati da lui stesso (anche se non è colpa sua se è vecchio, brutto,tappo e tendenzialmente calvo) ci sta lasciando veramente in braghe di tela in ogni settore in cui l' Italia è interessata. Laura Libera Lupo alle 10.54 del 21 giugno assolutamente con te.......... Nino La Rosa alle 10.57 del 21 giugno E a chi mi oppone il fatto che l' Avvocato era, cmq, un bieco capitalista, consiglio di leggersi bene qualcosa che parli del contesto socio-politico in cui l' Avvocato visse. A Torino ci ho vissuto dal 1956 al 1959, ci ho conosciuto molta gente (buona parte, di quelli che il Treno del Sole sfornava ogni mattino alla Stazione di Porta Nuova) e tutto quanto ruotava attorno alla FIAT ha dato da vivere a mezz' Italia, nella religione del lavoro vero, concreto e non di quello del falso edonismo che tutti addormenta. Ma mi faccia il piacere di scomparire, in un modo o in un altro, dalle nostre vite e dalla nostra vista!. Antonio Mancin alle 11.12 del 21 giugno Sono morte e sepolte tutte le ideologie che richiedevano impegno, applicazione e presa di coscienza perché vanno coltivate giorno per giorno ed è difficile e faticoso. Il fascismo, il maschilismo che esaltano figure maschie, forti e centrali che per te decidono e scelgono, che ti forniscono valori di facile consumo non muoiono invece mai. Crescono nell'indifferenza perché è di quella che si nutrono. Il lavoro pure è cambiato. Insicuro, precario non riesce a dare appartenenza. Sono pessimista ma con gli orecchi dritti. Nino La Rosa alle 12.29 del 21 giugno Sono, nonostante l' età, ottimista: in un modo o in un altro, prima o poi,meglio prima che poi, Lassù qualcuno penserà a noi..... Pieterjan Lansbergen alle 12.47 del 21 giugno Nino, più che ottimismo questa tua è speranza di giustizia. Arriverà di certo, ma vorrei non dover attendere il Giudizio Universale.. :( Marcella Palazzo alle 15.38 del 21 giugno @Nonna Abelarda, mi piace tanto quel che hai scritto.... perché è quel che sento io! @Laura, che tu sia benedetta, obiettiva, capace, bella. Io non accetto di essere rappresentata dalle sue donne, che siano di governo o no: BASTA!!!!